
In breve
- La Lega ha rilanciato la proposta di portare la soglia del regime forfettario da 85.000 a 100.000 euro, e il Ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha aperto all’ipotesi durante un evento del partito a Roma l’8 settembre.
- Oggi nulla è cambiato: la soglia resta 85.000 euro, con imposta sostitutiva al 15% (5% per i primi cinque anni).
- L’ostacolo non è politico ma europeo: la direttiva UE 2020/285 ha fissato a 85.000 euro il tetto per le operazioni interne e ha eliminato la possibilità di chiedere deroghe in via amministrativa.
- C’è una scadenza più concreta di cui si parla molto meno: la soglia dei 35.000 euro di redditi da lavoro dipendente vale solo per il 2026.
Introduzione
Settembre è il mese in cui inizia la vera partita sulla Legge di Bilancio. E come ogni anno, il primo tema che torna sul tavolo quando si parla di partite IVA è la flat tax.
Quest’anno la proposta ha un numero preciso: 100.000 euro. È la soglia oltre la quale, secondo la Lega, non dovrebbe più esistere il confine tra regime forfettario e regime ordinario. La misura era già stata promessa in campagna elettorale, è stata rilanciata nelle ultime settimane e l’8 settembre ha trovato una sponda importante: il Ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, intervenendo a un evento del partito a Roma dedicato alla prossima finanziaria, ha definito l’attuale limite di 85.000 euro “astruso e ingiustificato”.
Detta così, sembra fatta. Non lo è. E vale la pena capire perché, perché la differenza tra una proposta politica e una norma in vigore è esattamente la differenza tra fare progetti e prendere decisioni sbagliate.
Com’è oggi il regime forfettario
Prima di parlare di cosa potrebbe cambiare, serve fissare il punto di partenza. Nel 2026 le regole sono queste:
- Soglia di ricavi o compensi: 85.000 euro nell’anno precedente, ragguagliati ad anno.
- Imposta sostitutiva: 15% sul reddito imponibile, ridotta al 5% per i primi cinque anni di attività se ricorrono i requisiti di novità.
- Base imponibile: ricavi moltiplicati per il coefficiente di redditività del proprio codice ATECO, meno i contributi previdenziali obbligatori versati.
- Spese per il personale: non oltre 20.000 euro lordi annui.
- Redditi da lavoro dipendente o pensione: non oltre 35.000 euro nell’anno precedente.
Superare gli 85.000 euro non fa scattare nulla nell’immediato: si esce dal regime dall’anno successivo. Sopra i 100.000 euro, invece, l’uscita è immediata, con applicazione dell’IVA sulle operazioni che eccedono la soglia.
Perché 100.000 euro non è una decisione tutta italiana
Qui sta il punto che la discussione politica tende a saltare.
Fino a qualche anno fa gli Stati membri potevano chiedere all’Unione Europea una deroga per alzare il limite della franchigia IVA per le piccole imprese. È il meccanismo con cui l’Italia è arrivata prima a 65.000 e poi a 85.000 euro.
Quel meccanismo non esiste più. La direttiva (UE) 2020/285, operativa dal 1° gennaio 2025, ha riscritto il regime di franchigia IVA per le piccole imprese e ha abrogato le disposizioni che consentivano quelle richieste di deroga. Il nuovo quadro fissa un tetto massimo di 85.000 euro per le operazioni interne, che può arrivare a 100.000 euro solo considerando l’aggregato delle operazioni intra-UE.
Tradotto: portare la soglia del forfettario a 100.000 euro non è una scelta che il Governo italiano può fare da solo con una riga in Legge di Bilancio. Servirebbe una revisione delle direttive europee, cioè un negoziato lungo, tecnico e con tempi difficilmente compatibili con quelli di una manovra. Lo ha riconosciuto lo stesso Giorgetti, parlando della necessità di trattare con l’Europa.
Non significa che la proposta sia impossibile. Significa che, se arriverà, difficilmente arriverà per il 2027.
Cosa cambierebbe concretamente, se passasse
Facciamo un conto semplice, solo per dare la misura della posta in gioco.
Immagina un professionista con coefficiente di redditività del 78% che fattura 100.000 euro. Oggi quei 15.000 euro sopra la soglia lo porterebbero fuori dal regime dall’anno successivo: IRPEF a scaglioni con aliquota marginale al 43%, addizionali regionali e comunali, IVA da applicare e versare, contabilità ordinaria e adempimenti collegati.
Con la soglia a 100.000 euro, la stessa attività resterebbe nel 15% sostitutivo, senza addizionali e senza IVA. Sulla parte incrementale di reddito la differenza di prelievo è nell’ordine di alcune migliaia di euro all’anno, a cui si aggiunge il risparmio, meno visibile ma reale, di tempo e costi di gestione.
È esattamente per questo che la proposta è così popolare. Ed è anche per questo che va valutata con attenzione da chi si trova vicino alla soglia: una soglia annunciata non è una soglia in vigore. Chi nel 2026 fattura oltre 85.000 euro contando su un innalzamento che non è ancora legge, nel 2027 si troverà in regime ordinario.
La scadenza di cui si parla troppo poco
Mentre l’attenzione è sui 100.000 euro, c’è una novità molto più probabile e molto più vicina.
La soglia di 35.000 euro di redditi da lavoro dipendente o pensione compatibili con il forfettario è una misura temporanea. È stata introdotta per il 2025 e prorogata per il 2026 dalla Legge di Bilancio 2026. Salvo un nuovo intervento, dal 2027 il limite torna a 30.000 euro.
Riguarda una platea molto ampia: dipendenti con una seconda attività autonoma, pensionati con partita IVA, chi sta costruendo un’attività in proprio prima di lasciare il posto fisso. Per queste persone, la conferma o la mancata conferma dei 35.000 euro nella prossima manovra ha un impatto immediato e certo, mentre i 100.000 euro restano un’ipotesi.
Se hai un reddito da lavoro dipendente tra i 30.000 e i 35.000 euro e una partita IVA forfettaria, questa è la riga della Legge di Bilancio 2027 da tenere d’occhio.

Cosa fare adesso
Tre indicazioni pratiche, valide indipendentemente da come finirà il confronto politico.
Monitora il fatturato durante l’anno, non a dicembre. Il superamento delle soglie si decide nei mesi, non nella dichiarazione. Sapere a settembre dove ti trovi rispetto agli 85.000 euro ti lascia margine di manovra sulla data di incasso delle ultime fatture.
Accantona in base alle regole di oggi. Le imposte e i contributi si calcolano sulla normativa vigente, non su quella attesa. Se stai mettendo da parte pensando a uno scenario futuro, stai accantonando meno del necessario.
Non costruire decisioni di crescita su una proposta. Se stai valutando di aumentare il volume d’affari, il passaggio al regime ordinario va messo nei conti come scenario reale, con i suoi costi e i suoi vantaggi. Se poi la soglia salirà, sarà un guadagno in più; se non salirà, non sarà una sorpresa.
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Le informazioni contenute in questo articolo hanno finalità divulgativa e si riferiscono alla normativa in vigore alla data di pubblicazione. Per valutazioni sulla tua situazione specifica rivolgiti al tuo commercialista.